La teoria di una divinità femminile dispensatrice di vita è nota da molto tempo. Un testo interessante su questo tema è : "Il calice e la spada" di Riane Eisler, il libro è del 1987, altro testo di riferimento a tal proposito è: “Il linguaggio della dea”, di Marja Gimbutas, edito nel 1991, ancora su questa scia non possiano non citare i testi di Robert Graves, “La dea Bianca” tomo del 1948 e “I miti Greci” libro del 1954. I ritrovamenti archeologici, dimostrano che nelle comunità paleolitiche e neolitiche, vigeva l'uguaglianza tra i sessi e, in alcuni casi (in alcune società nomadi di caccia e raccolta) le donne partecipavano alla caccia. Durante l’età neolitica si diffuse il culto della dea madre (esempio chiarificatore è
La differenza sostanziale fra le culture indoeuropee e quelle autoctone del Mediterraneo, in ambito protostorico (mi riferisco al neolitico), era il concetto di società a cui esse si rifacevano. L’una (indoeuropea) aveva una società basata sul rapporto di dominazione/sottomissione, l’altra era, una società basata sull’uguaglianza (fra i sessi). In alcuni siti archeologici, relativi alle culture indoeuropee (leggi Kurgan), sono state ritrovate delle tombe di donne guerriere. Questo non significava che tra i “ pastori nomadi “ esistesse l’uguaglianza, bensì, che in una società in cui vigeva il predominio (maschile), sulla sottomissione (femminile), soltanto se, la donna perdeva le sue caratteristiche materne e femminili, poteva essere considerata dagli uomini loro pari, nel senso che veniva considerata “maschio”. In altre parole, la donna che assumeva le caratteristiche maschili, non era più vista come donna bensì, come “uomo” ed erano le caratteristiche maschili che gli uomini rispettavano (per fare un esempio, anche oggi delle donne di carattere, si dice che “hanno le palle”). Alcune dee come Atena assunsero delle caratteristiche maschili. Lo ricordiamo, gli attributi di Atena (protettrice della città di Atene, che le dedicò il tempio più importante della città (il Partenone) erano: lo scudo, la lancia e l’elmo, tutte cose maschili. Le culture mediterranee neolitiche comunque, non erano matriarcali ma, erano società basate su un sistema egualitario e, le donne erano rispettate come persone e non viste come fattrici di bambini (la stessa visione delle varie religioni oggi come ieri). Le culture successive, si basarono su una società di tipo dominazione/sottomissione, nelle quali, vi era un superiore (l’uomo) e un’inferiore (la donna e lo schiavo). Benché nel pantheon di tali sistemi aggregativi, le dee avevano dei ruoli rilevanti, esse, erano sempre in secondo piano rispetto al dio. Giove o Zeus che sia, il barbuto vecchietto, era sempre il capo assoluto. Così era in tutti i sistemi divini dei popoli antichi. Voglio far rilevare, che la società nilotica (mi riferisco agli antichi Egizi) era di stampo ugualitario, fra le molte regine famose e potenti che ressero il regno d’Egitto, tra Cleopatra VII e la famosa regina Nefertiti, è d’obbligo citare Hatshepsut, che nel XV a. C. secolo divenne Faraone. Lo stesso dicasi per la società etrusca. Nella società romana la donna acquista sempre più importanza, ricordiamo lo stupore dei greci nello scoprire che alle matrone romane era concesso di partecipare ai banchetti, cosa proibita alle donne greche che, dovevano stare in casa a fare la calza, altrimenti ne andava dell’onore (onore d’osteria si intende) del capofamiglia (ovviamente maschio). Pur tuttavia ella rimaneva in ogni modo sotto la tutela del marito o del padre. Benchè i culti delle divinità femminili ebbero molto seguito nell’ambito mediterraneo, ciò non cambia la situazione giuridica della donna nell’antichità. I misteri eleusini, erano (forse) ciò che rimaneva dell’antico culto della Dea Madre dispensatrice di vita; essi, per certi versi ancora misteriosi, erano la sublimazione del ciclo naturale di vita, morte e rinascita. Il cristianesimo ha soppiantato gli altri culti e cancellato ogni diversa visione della vita e del mondo che non fosse la sua, riducendo il ruolo della donna a due ben definiti santa e meretrice.





