Verso la Conoscenza
sabato, 11 ottobre 2008

La Grande Dea

 

La teoria di una divinità femminile dispensatrice di vita è nota da molto tempo. Un testo interessante su questo tema è : "Il calice e la spada" di Riane Eisler, il libro è del 1987, altro testo di riferimento a tal proposito è: “Il linguaggio della dea”, di Marja Gimbutas, edito nel 1991, ancora su questa scia non possiano non citare i testi di Robert Graves, “La dea Bianca” tomo del 1948 e “I miti Greci” libro del 1954. I ritrovamenti archeologici, dimostrano che nelle comunità paleolitiche e neolitiche, vigeva l'uguaglianza tra i sessi e, in alcuni casi (in alcune società nomadi di caccia e raccolta) le donne partecipavano alla caccia. Durante l’età neolitica si diffuse il culto della dea madre (esempio chiarificatore è la Venere di Willendorf) dispensatrice di vita. Il neolitico (tra i 10.000 e 6000 anni fa circa) è stato un periodo di grande trasformazione, si ebbe l’invenzione dell'agricoltura, questa era praticata soprattutto dalle donne ed era diventata la maggior fonte di sopravvivenza per le comunità che la praticavano. La donna proprio come la terra era considerata fonte di vita (è infatti dal grembo materno che nascono i bambini, così come dalla terra nascono le piante). Ella era molto rispettata e, benchè le tesi di un periodo matriarcale sono da considerare fallaci, la discendenza era matrilineare. Era un periodo in cui vigeva la parità tra uomo e donna e, vi erano sacerdoti e sacerdotesse, senza questioni di sesso. E' con le invasioni dei popoli indoeuropei, (delle tribù indoeuropee chiamate Kurgan) insieme ad altri fattori che le cose cambiarono. La grande Madre fu messa da parte per far posto a divinità maschili e maschiliste, violente, egocentriche e vendicatrici. La divinità femminile primigenia  si è frammentò in tante dee, le quali avevano comunque un ruolo subalterno agli dei maschili.

La differenza sostanziale fra le culture indoeuropee e quelle autoctone del Mediterraneo, in ambito protostorico (mi riferisco al neolitico), era il concetto di società a cui esse si rifacevano. L’una (indoeuropea) aveva una società basata sul rapporto di dominazione/sottomissione, l’altra era, una società basata sull’uguaglianza (fra i sessi). In alcuni siti archeologici, relativi alle culture indoeuropee (leggi Kurgan), sono state ritrovate delle tombe di donne guerriere. Questo non significava che tra i “ pastori nomadi “ esistesse l’uguaglianza, bensì, che in una società in cui vigeva il predominio (maschile), sulla sottomissione (femminile), soltanto se, la donna perdeva le sue caratteristiche materne e femminili, poteva essere considerata dagli uomini loro pari, nel senso che veniva considerata “maschio”. In altre parole, la donna che assumeva le caratteristiche maschili, non era più vista come donna bensì, come “uomo” ed erano le caratteristiche maschili che gli uomini rispettavano (per fare un esempio, anche oggi delle donne di carattere, si dice che “hanno le palle”). Alcune dee come Atena assunsero delle caratteristiche maschili. Lo ricordiamo, gli attributi di Atena (protettrice della città di Atene, che le dedicò il tempio più importante della città (il Partenone) erano: lo scudo, la lancia e l’elmo, tutte cose maschili. Le culture mediterranee neolitiche comunque, non erano matriarcali ma, erano società basate su un sistema egualitario e, le donne erano rispettate come persone e non viste come fattrici di bambini (la stessa visione delle varie religioni oggi come ieri). Le culture successive, si basarono su una società di tipo dominazione/sottomissione, nelle quali, vi era un superiore (l’uomo) e un’inferiore (la donna e lo schiavo). Benché nel pantheon di tali sistemi aggregativi, le dee avevano dei ruoli rilevanti, esse, erano sempre in secondo piano rispetto al dio. Giove o Zeus che sia, il barbuto vecchietto, era sempre il capo assoluto. Così era in tutti i sistemi divini dei popoli antichi. Voglio far rilevare, che la società nilotica (mi riferisco agli antichi Egizi) era di stampo ugualitario, fra le molte regine famose e potenti che ressero il regno d’Egitto, tra Cleopatra VII e la famosa regina Nefertiti, è d’obbligo citare Hatshepsut, che nel XV a. C. secolo divenne Faraone. Lo stesso dicasi per la società etrusca. Nella società romana la donna acquista sempre più importanza, ricordiamo lo stupore dei greci nello scoprire che alle matrone romane era concesso di partecipare ai banchetti, cosa proibita alle donne greche che, dovevano stare in casa a fare la calza, altrimenti ne andava dell’onore (onore d’osteria si intende) del capofamiglia (ovviamente maschio). Pur tuttavia ella rimaneva in ogni modo sotto la tutela del marito o del padre. Benchè i culti delle divinità femminili ebbero molto seguito nell’ambito mediterraneo, ciò non cambia la situazione giuridica della donna nell’antichità. I misteri eleusini, erano (forse) ciò che rimaneva dell’antico culto della Dea Madre dispensatrice di vita; essi, per certi versi ancora misteriosi, erano la sublimazione del ciclo naturale di vita, morte e rinascita. Il cristianesimo ha soppiantato gli altri culti e cancellato ogni diversa visione della vita e del mondo che non fosse la sua, riducendo il ruolo della donna a due ben definiti santa e meretrice.        

 

 

 

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martedì, 07 ottobre 2008

25 Novembre

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 

Fatti sentire e passaparola anche tu, accendi una candela ed illumina quel giorno, affinchè si possa, in futuro, far sì che la violenza sia per sempre bandita; affinchè l'uomo possa comprendere che la donna , non è affatto, un essere inferiore, nè un oggetto, nè un suppellettile da collezionare...

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