Verso la Conoscenza
mercoledì, 21 marzo 2007
 
 
L’archetipo del Diavolo
                  
Da dove nasce l’idea del diavolo nel mondo cristiano? Nella visione veterotestamentaria, sembra che tutto il male e il bene provengano da Dio, che li distribuisce in maniera arbitraria. E’codesta divinità che fa indurire il cuore del faraone (Esodo 4: 21-23), così come rende duri di cuore gli abitanti della terra di Canaan (Giosuè 11), nel libro di Giobbe è Dio che permette a Satana (che era un semplice accusatore degli uomini presso Dio e non ancora l’angelo che si ribellò al suo creatore), di fare del male al protagonista. In Esodo cap20 versi 5 e 6 quando Dio dà i 10 comandamenti(1) al popolo d’Israele, esso, si dichiara  un dio geloso che fa ricadere le colpe dei padri sui figli sino alla quarta generazione (è questa la giustificazione dell’ingiustizia patita dalla persona buona secondo le idee che permeavano l’antichità.).(2) In tutto l’antico testamento quest’entità divina ordina il totale sterminio delle popolazioni locali, (palestinesi) di radere al suolo intere città e di passarne a fil di spada tutti gli abitanti, comprese le donne e i bambini (Giosuè cap 10 verso 40 Giosuè dunque battè - nel senso che vinse - tutto il paese, la contrada montuosa, il mezzogiorno, la regione bassa, le pendici e tutti i loro re; non lasciò scampare alcuno, ma votò allo sterminio tutto ciò che aveva vita, come l’Eterno l’Iddio di Israele, aveva comandato”).
Dimostra, in altre parole, di essere un dio collerico, geloso, irascibile e vendicativo. E’con l’avvento di Cristo che le cose cambiano. Sostenendo che egli è il figlio di Dio tanto atteso, definendolo l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo(Giovanni cap 1 verso 29), per fungere, in altre parole, da capro espiatorio per l’umanità (a causa del presunto peccato degli altrettanto presunti Adamo ed Eva), egli necessariamente deveessere PURO e BUONO. Identificato tale “Gesù il nazareno”con il Messia predetto dall’antico testamento, anche il dio biblico deve perdere le sue caratteristiche violente e, divenire l’amorevole padre che lo ha mandato sulla terra per salvare il genere umano.
Occorre a questo punto che qualcuno assuma il ruolo del Villain ossia del cattivo. Viene scelto Satana, identificato con Lucifero e, scaraventato all’Inferno. L’antica concezione della divinità come principio creatore e distruttore (ossia, l’eterno ciclo di morte e rinascita), ben evidente nel dio veterotestamentario, viene così divisa in due entità, l’una rappresenta il principio creatore e, viene identificata con una divinità benevola, l’altra rappresenta il principio distruttore e, viene identificata con Satana (ad ogni modo quest’ultimo rappresenta più che il male assoluto, la ribellione all’ordine costituito ha, in altre parole, la funzione di Trickster, vale a dire di sabotatore oppure, se preferite, del rompiballe). Questo elemento (il trickster) è comune a tutte le mitologie, da una spiegazione alla condizione mortale e difficile dell’umanità. Partendo da un ipotetico periodo felice, ove non vi era né sofferenza, né morte, (il giardino dell’Eden ne è un esempio, così come esemplificativo è il mito greco-romano della leggendaria età dell’oro) si arriva, tramite l’inganno di un sabotatore invidioso della felicità umana, alla condizione di caducità, a quel destino mortale che ci attende tutti; questo è il ruolo del serpente nella Genesi.
Sia nell’antico che nel nuovo testamento, il diavolo ha poteri limitati ed agisce solo perché Dio lo permette. Perché questa figura malefica assurga al rango di personificazione del male assoluto, dobbiamo attendere il medioevo. E’ doveroso altresì affermare che erano ben pochi coloro i quali, nell’evo di mezzo, erano alfabetizzati, oltre a ciò, vi era la proibizione per i fedeli, di leggere la Bibbia, era necessario per questo indottrinare i credenti in altro modo, occorse rendere “ visibili” angeli, demoni e dei, e a tal scopo si ricorse, nel V sec d.C., aggirando il 2° comandamento (Esodo, cap 20; versi 4° e 5° ossia“ Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù in cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra “) all’uso delle immagini; quadri, affreschi e sculture andavano ad abbellire le chiese e contemporaneamente spiegavano attraverso la rappresentazione visiva degli episodi narrati nella Bibbia, la dottrina cristiana.(3)
L’iconografia del Maligno è fissata nel tardo medioevo, grazie ad artisti quali Giotto, Beato Angelico, Andrea Orcagna. Anche Dante con la sua “Divina Commedia“ dà una forte impronta caratteristica all’immaginario collettivo, con la rappresentazione di un Satana tricefalo (come un tempo era raffigurata la trinità). Quali sono dunque gli elementi presi in prestito dalle preesistenti divinità pagane, per formare l’identità visiva del demonio? Il diavolo ha le zampe caprine, le ali nere, un forcone, il suo corpo è rosso, ha le corna ed un naso adunco. Gli animali ad esso associati sono il toro ed il caprone. Questi simboli furono svuotati e stravolti del loro significato originario ed utilizzati per creare la malefica figura demoniaca. Baal, Belial (2 Cor..6. 14-15 e testi di Qumran), Beelzebub (Matteo 12. 24-27), sono antiche divinità del mondo precristiano, appartenenti alla mitologia fenicio-punica che, perduta la lotta con il cristianesimo, furono declassati e snaturati dei loro attributi, adornati di una veste demoniaca e, letteralmente, buttati negli inferi.Uno degli elementi caratteristici di Satana sono le ali nere di pipistrello che esso sfoggia nelle rappresentazioni pittoriche cristiane e simbolo della caduta di Lucifero (l’angelo ribelle che il cristianesimo identifica con il diavolo). Esse sono il simbolo della degradazione delle virtù angeliche. Il tridente di Poseidone, dio del mare secondo la mitologia greca, diventa il forcone del demonio. Le zampe caprine di Pan, divinità greca dei boschi, divennero invece, la parte inferiore del corpo satanico. Il diavolo ha il corpo di colore rosso. Il rosso è passione! Il rosso è peccato! Il rosso è sesso! Il rosso è sangue! Il rosso è perciò simbolo di impurità, quindi il rosso è il colore del male. Veniamo poi al toro, anche questo animale è associato al diavolo. Questa possente bestia è stata, nel corso del tempo, associata a vari culti e divinità. La sua simbologia è molto antica e si ritrova nelle culture neolitiche della Mesopotamia, il culto del toro come elemento divino è presente sin dall’antichità nella mitologia egizia ove è associato alla luna e alla dea Hathor, detta vacca celeste, abbiamo poi il toro sacro Api, adorato soprattutto a Menfi. Troviamo tracce del culto di questo animale nella tauromachia presente nella civiltà cretese, nel palazzo di Cnosso, infatti, vi è una pittura parietale sulla quale sono descritti i giochi di allora con degli atleti che lottano contro un toro. Sempre rimanendo nel mondo greco, è nota a tutti la leggenda del Minotauro. Ancor oggi in Spagna si può assistere alla corrida, ultimo baluardo degli antichi culti dedicati all’animale in oggetto. In altre parole, il toro è il simbolo della natura selvaggia e incontrollabile, è legato alla terra, alla luna e alla fertilità. E’ in ultima analisi, la rappresentazione del caos primigenio, per via della sua forza selvaggia e distruttiva (al pari del sesso, rappresenta la forza incontrollabile della natura), di ciò che non si può conoscere, spiegare, controllare (domare cotal bestia vuol dire infine domare la natura stessa). Per questo motivo il toro è associato a tante dottrine, una di queste appartiene al dio Mitra. Con l’atto di uccidere il toro primordiale, Mitra, compie un’azione ordinatrice del cosmo, dal caos, che l’animale rappresenta, si passa all’ordine, alla creazione, Mitra funge in pratica da demiurgo. Lo stesso Dioniso è assimilato al toro, egli è il dio del vino e dell’ebbrezza.Veniamo poi a Pan, il dio dal corpo caprino, che, stando alle leggende tramandateci dagli antichi greci, era sorretto da un robusto appetito sessuale e, interessato unicamente alla soddisfazione delle sue pulsioni erotiche. Infatti, il caprone per via del suo comportamento “ focoso” è assimilato a Pan (che non per nulla ha la parte inferiore del corpo di forma caprina). Il toro, Pan, il caprone, sono l’emblema dell’impulso sessuale, del desiderio disgiunto dall’ “amore divino” (quindi dal matrimonio e dalla procreazione), dell’appagamento fisico, del sesso fine a se stesso, della passione violenta e sanguigna, dell’eros, della sensualità. Poiché il cristiano considera tutto ciò male, essendo il diavolo l’emblema del male, gli elementi associati al sesso, confluiscono nell’espressione della sua malvagità assoluta. 
In altre parole codesti elementi rappresentavano (per una mente cristiana) il caos, il disordine, la corruzione, l’informe, ossia il Male. Nell’identificazione e assimilazione di queste divinità e simbologie pagane con il diavolo, il cristianesimo elimina dal proprio dio tutto ciò che non è ordine e, tutto ciò che non è ordine è malvagio, demoniaco, infernale. La creazione di questo essere, così abominevole e maligno, con gli attributi del paganesimo, significava, la vittoria del cristianesimo sulle antiche religioni, la vittoria di Cristo sul male. Il cristianesimo, quindi allontana dalla divinità buona per eccellenza il male e lo indirizza verso il nemico. Toglie qualsiasi attributo terreno al dio del cielo (che si trova in alto, perciò puro, incontaminato, incorruttibile, perfetto e spirituale) e lo avvolge nel sublime. Tutto ciò che è terreno è negativo, malvagio, corruttibile, carnale, sanguigno, sessuale. La conseguenza è che queste caratteristiche sono affidate al demonio che, diviene simbolo del male e della corruzione. Nel tentativo di avvicinarsi al suo creatore, il cristiano cerca di allontanare da sé quelle caratteristiche che egli attribuisce al diavolo ma, che in realtà fanno parte della sua natura umana. Quella natura mortale, sofferta e forse,  per certi versi, addiritura odiata, che è alla base della nostra storia e, che è, perennemente divisa tra il bene e il male, come un albero che protende i suoi rami verso il cielo ma, che ha le radici ben affondate nel terreno.      
 
 
nota(1): anche il re mesopotamico Hammurabi, sosteneva di aver ricevuto le leggi del suo famoso “codice” direttamente dal dio del sole Shamash.
 
Nota(2): I popoli antichi, dai greci agli egizi, passando per le varie culture mesopotamiche, sostenevano che la malattia era una punizione divina, dovuta al peccato commesso dal malato contro una divinità, che si vendicava così del presunto torto subito.
 
Nota(3): La chiesa dei primi secoli, non usava immagini. Queste entrarono nelle chiese per uso ornamentale alla fine del III secolo d.C. Tra l'VIII e il IX secolo si sviluppa in Oriente la dottrina iconoclasta, i cui sostenitori affermano che non è lecito raffigurare Cristo. Tale posizione viene infine respinta come eretica: il II Concilio di Nicea (787) afferma che “si possono e si debbono esporre le immagini dipinte, a mosaico o simili, del nostro Signore e Dio”. Nel frattempo, però, molte immagini sacre sono state distrutte.Tale posizione viene poi ribadita nel Concilio di Trento nel 1562.
 
 
 
 
 
by zaffiro05 | commenti (5) | commenti (5)(popup)
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